Salta al contenuto principale
astratto
INSIEME,
troviamo soluzioni
 
comprimi barra di ricerca

XVI Borsa Internazionale del Turismo Montano: intervista a Enzo Bassetti vicepresidente Unione Albergatori

L’enogastronomia è un’offerta che va organizzata alla pari di tutte le altre, a partire dalla disponibilità degli operatori a voler coinvolgere il turista anche su questi temi.

Proponiamo di seguito una interessante intervista di Enzo Bassetti, vice presidente UNAT sul tema della XVI Borsa internazionale del Turismo Montano ovvero i rapporto tra cibo e turismo

Presidente, la XVI Borsa internazionale del Turismo Montano sarà dedicata al rapporto tra cibo e turismo, sull’onda degli stimoli lanciati dall’Expo di Milano attualmente in corso, ma con un’attenzione particolare al mondo della villeggiatura. Crede che possa essere un tema degno di interesse?

Certamente. L’offerta enogastronomica è sicuramente un prodotto turistico. Se un turista vuole conoscere un territorio, deve considerare tutte le proposte che questo è in grado di mettere in campo. Il cibo è un’offerta che il territorio deve fare.

Viviamo in un Paese che per varietà di proposte enogastronomiche ha pochi rivali nel mondo e questo c’è riconosciuto da chi visita l’Italia. Ci sono alcune zone che hanno ben saputo cogliere quest’opportunità e del cibo ne hanno fatto un prodotto di richiamo turistico. Per il resto, l’offerta enogastronomica accompagna la più articolata offerta turistica, ne è parte, magari importante, ma componente di un offerta complessa.

Per questo, nello specifico enogastronomico, questa offerta va organizzata alla pari di tutte le altre,  a partire dalla disponibilità degli operatori a voler coinvolgere il turista anche su questi temi.

In fondo presentiamo un nostro modo di vivere, una specificità del territorio che il turista ama scoprire, conoscere e sa apprezzare. Descrivere e proporre un piatto, un vino, un formaggio deve essere un piacere, come quello che sa dare la trasmissione della conoscenza e dovremmo arrivare a farlo con l’orgoglio di chi sa trasmettere qualcosa di particolare e di unico. 

Il Trentino è un territorio che può esprimere delle potenzialità in questo senso?

Il Trentino ha un proprio spazio all’interno di questa variegata e importante offerta. Bisogna quindi esaltarla e comprendere che l’enogastronomia nostrana è una componente importante della nostra proposta, quindi va valorizzata nella ristorazione come nella proposta commerciale. Rimanendo comunque con i piedi per terra. Non illudiamoci che i nostri prodotti possano fare attrazione turistica. Non mi pare che, forse escluse poche eccellenze, si possa trovare nella nostra proposta enogastronomica la motivazione di una vacanza.

Del resto ci riescono in pochissimi a fare del vino, piuttosto che di un piatto o un formaggio, l’offerta per un turismo diffuso: le Langhe con il vino e il tartufo… la Toscana con il vino, ma con il paesaggio che aiuta…. Poi, non me ne vengono in mente altri.

Molte sono invece le località che riescono a fare dell’enogastronomia una proposta forte legata però ad altre più forti motivazioni di viaggio: l’architettura, la cultura, il paesaggio. Queste elencarle sarebbe assai lungo.

Ecco, quando penso ai prodotti trentini penso più a questa possibilità. Una proposta concreta e valida che esiste e che possiamo affiancare alle nostre principali motivazioni di vacanza. Quindi va bene proporre i piatti della cucina trentina nei nostri ristoranti, i vini, spumanti e grappe da esaltare sulle tavole, come in contesti specifici; aprire i luoghi di produzione alle visite; spingere le produzioni locali anche per una valorizzazione del concetto “km zero”; dare insomma qualità nella peculiarità della proposta trentina.

Quali sono i punti deboli sui quali è possibile lavorare?

In questi anni abbiamo fatto, in questo campo, passi in avanti. Magari, non da gigante, ma siamo cresciuti nella consapevolezza che l’offerta turistica di qualità passa anche dalla valorizzazione dei propri prodotti. Ancora troviamo sulle tavole dei ristoranti l’acqua che viene dal centro Italia, ma qualche formaggio trentino in più o vino di casa, si trova più facilmente che un tempo.

Certo c’è ancora da fare e su entrambe i fronti: quello della produzione e quello della proposta. Insomma c’è ancora un problema di costruzione della proposta turistica. Ancora i vari soggetti non dialogano con facilità fra loro e per vari motivi.

I grandi pensano ai grandi mercati, dimenticando che 30 milioni di pernottamenti quali quelli che fa annualmente il Trentino turistico, sono almeno 60 milioni di pasti. I piccoli perché non sono organizzati a raggiungere ristoranti ed alberghi. Quest’ultimi perché spesso è più comodo servirsi di chi ti entra in azienda a proporti un offerta generica a basso costo che perder tempo a far ricerca, proposta e rivedere i listini.

Quindi c’è da lavorare su più fronti, ma un pezzo di strada è già stato percorso, si tratta di completarlo con caparbietà e pazienza.

L’Unione degli Albergatori del Trentino sta implementando delle azioni che possano far crescere il nostro territorio anche in una dimensione enogastronomica?

In questo contesto le associazioni di categoria hanno indubbiamente un ruolo da protagonista. La sensibilizzazione dei propri iscritti sul tema deve essere, com’è in effetti, programma della propria attività. L’Unione Albergatori in proposito si è mossa da tempo con varie iniziative. Dai corsi di cucina e enologia specificatamente sui prodotti locali aperti ai propri associati, sino a proporre un marchio “senti la differenza” per i ristoranti che aderivano alla proposta di valorizzazione dei prodotti locali, elaborata qualche anno fa e conclusasi per il disinteresse di quelli che dovevano essere partner dell’iniziativa.

Tuttavia l’attenzione al tema è sempre alta e nuovi progetti sono in corso di definizione con la stessa Provincia e vari altri soggetti. Progetti rivolti soprattutto ad agevolare l’incontro fra domanda ed offerta, fra piccoli produttori e la variegata platea di aziende potenzialmente interessate. Si tratta di risolvere alcune questioni legate alla distribuzione, alla capacità di produzione per una domanda crescente, a prezzi che devono comunque rimaner competitivi, ad una sensibilità che deve essere il più possibile diffusa. Insomma c’è ancora da lavorarci ma ci arriveremo.