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TIPS #5

Gli effetti concreti dell’ESG

”ESG non è solo un acronimo, ma un approccio strategico che incide su rischi, opportunità e competitività delle imprese”. Intervista a Sara Battistella

17/02/2026

ESG è un acronimo che ricorre sempre più spesso nel dibattito su imprese, sostenibilità e futuro del mercato. Ma cosa significa davvero e, soprattutto, quali sono gli effetti concreti per le aziende che lo applicano in modo corretto e strategico? Per fare chiarezza su un tema tanto attuale quanto complesso, abbiamo intervistato Sara Battistella, Sustainability Solution Designer & Consultant Matching, che ci guiderà alla scoperta dei principi ESG, spiegandone il valore reale, le opportunità per le imprese e gli impatti misurabili nel medio-lungo periodo.

Cosa significa la parola sostenibilità e cosa si intende con sostenibilità aziendale?

Quando parliamo di sostenibilità, credo sia utile partire dal significato più semplice e profondo della parola: sostenere con abilità. Questo ci porta subito a porci 3 domande fondamentali: chi deve sostenere, come deve farlo e, soprattutto, che cosa dobbiamo sostenere.

La risposta è semplice. Dobbiamo sostenere l’ecosistema in cui viviamo che prende forma da tre elementi strettamente interconnessi: il pianeta, le persone e l’economia che porta intrinsecamente con sé anche il tema della governance. Sostenere con abilità significa quindi cambiare approccio rispetto al passato, perché le nostre scelte non sempre hanno generato benefici per tutti. Parlare di sostenibilità oggi significa parlare di un nuovo modo di fare le cose, capace di garantire benessere oggi e domani, tutelando risorse, diritti e opportunità per le generazioni future.

Quando poi ci spostiamo sul piano aziendale, questo concetto assume un valore ancora più strategico. Le imprese e gli imprenditori di ogni settore si trovano ogni giorno ad affrontare sfide complesse e devono imparare a garantire resilienza nel tempo. Integrare la sostenibilità nella strategia aziendale non è un esercizio teorico o un ulteriore spesa. Non lo è se si ha la volontà di comprendere il vantaggio che essa porta sia a livello di riduzione dei rischi e relativi costi e sia nella creazione di nuove relazioni e opportunità di business. È corretto affermare che la sostenibilità genera una maggiore consapevolezza su ciò che spesso si preferisce non vedere o su attività che spesso non vengono considerate priorità, trattate con superficialità mentre invece lo sono.

Esg: le tre dimensioni della sostenibilità

Una volta compreso cosa significa davvero sostenibilità, è naturale parlare dei criteri ESG, perché sono i tre pilastri che rendono la sostenibilità qualcosa di concreto e applicabile anche nelle piccole imprese.

La E - Environment riguarda tutto ciò che ha a che fare con l’ambiente: consumi, rifiuti, uso delle risorse, energia, impatti sul territorio e, soprattutto, cambiamento climatico. La S - Social riguarda le persone: dipendenti, clienti, comunità, sicurezza, inclusione, benessere. La G - Governance riguarda il modo in cui l’azienda viene gestita: trasparenza, etica, responsabilità, continuità e anche la capacità di generare prosperità per il territorio in cui si opera.

Questi tre aspetti sono collegati tra loro e solo lavorando in modo equilibrato su tutti e tre possiamo parlare di sviluppo sostenibile, cioè di un modello che crea valore non solo per l’impresa, ma per l’intero ecosistema.

Oggi i criteri ESG sono diventati fondamentali anche perché aiutano banche, investitori e partner commerciali a capire come un’azienda gestisce rischi e opportunità. Se la sostenibilità permette di ridurre i rischi, aprire nuove possibilità e rendere l’impresa più resiliente, è evidente perché il mondo economico li consideri così importanti.

Per un piccolo imprenditore questo significa una cosa molto semplice: non basta dichiararsi sostenibili, bisogna dimostrarlo. Che si tratti di un’azienda profit o non profit, serve un equilibrio reale tra ambiente, persone e buona gestione. Senza questo equilibrio, la parola “sostenibilità” perde significato: diventa una parola monca, priva di quella completezza che le dà valore e credibilità.

Da dove dovrebbe partire un’azienda che vuole intraprendere un percorso di sostenibilità?

La prima cosa che un’azienda dovrebbe fare per avvicinarsi alla sostenibilità è formarsi. Capire davvero di cosa si parla permette di conoscere il proprio punto di partenza e di comprendere che la sostenibilità è un percorso, non un traguardo immediato. Ogni impresa ha i suoi tempi, le sue caratteristiche e le sue priorità: riconoscerle è fondamentale per evitare attività costose, poco utili o non adatte alla propria realtà. Non tutto va bene per tutti.

Dopo questo primo passo, è utile coinvolgere la propria associazione di categoria. Molti temi possono essere affrontati in modo collettivo, con obiettivi comuni e percorsi più semplici da realizzare. La sostenibilità, quando diventa un progetto condiviso, è più efficace e più accessibile.

Il passo successivo è fare una fotografia chiara dell’azienda, una sorta di check-up che permetta di capire cosa già funziona.

Spesso gli imprenditori scoprono con sorpresa che molte attività sono già sostenibili, ma la mancanza di consapevolezza non ha permesso di riconoscerle come tali. Una volta individuati questi elementi virtuosi, il percorso può partire proprio da lì: rafforzando ciò che già esiste, valorizzandolo e rendendolo visibile. Solo dopo ha senso puntare a nuovi obiettivi, costruendo un miglioramento graduale, concreto e coerente con la propria realtà.

Come si misura la sostenibilità di un’ azienda?

Quando parliamo di sostenibilità di un’azienda è fondamentale distinguere la parola misurare dal valutare. Per misurare intendiamo l’utilizzo di strumenti specifici e metriche oggettive, spesso supportati dalla tecnologia, che permettono di quantificare in modo preciso aspetti ambientali, sociali e di governance. Parliamo di indicatori come consumi energetici, emissioni di CO₂ e, tassi di infortunio, gestione dei rifiuti, performance di filiera: dati numerici, verificabili e replicabili nel tempo.

Accanto alla misurazione poi esiste la valutazione, che ha una natura diversa. I rating ESG, ad esempio, non misurano la sostenibilità ma la valutano. Attraverso questionari, analisi documentali e specifici metodi, stimano il livello di rischio reale e potenziale ESG percepito da un’azienda. Sono strumenti utili, ma spesso lasciano spazio all’ interpretazione.

Un altro modo per misurare la sostenibilità è rappresentato dalle certificazioni, che richiedono indicatori chiari, monitoraggi continui e evidenze verificabili. Le certificazioni attestano la conformità a standard riconosciuti e si basano su audit indipendenti.

Le piccole e medie imprese possono essere sostenibili al pari delle grandi aziende?

Nella sostenibilità dobbiamo allontanarci dalla logica legata alle dimensioni aziendali. Non conta essere grandi o piccoli: ciò che fa davvero la differenza è la qualità del percorso che ogni realtà imprenditoriale decide di abbracciare, la coerenza degli impegni presi e la capacità di misurare e migliorare nel tempo.

Anzi, in molti casi le PMI dimostrano una velocità e una virtuosità superiori proprio grazie alla loro dimensione: sono più dinamiche, meno appesantite da processi interni complessi e possono integrare pratiche sostenibili in modo più rapido e naturale. La sostenibilità, quindi, non è una questione di scala, ma di scelte consapevoli, proporzionalità e autenticità del percorso.

A livello locale, attualmente abbiamo dei dati sulla sostenibilità delle aziende trentine?

A livello locale abbiamo a disposizione alcuni dati, anche se purtroppo non sono ancora aggiornati in modo costante né resi pubblici con continuità. Un esempio significativo è il Report dei risultati dell’indagine Agenda Imprese 2030 Trentino, una delle azioni previste dalla Strategia provinciale di Sviluppo Sostenibile: uno strumento utile, ma che necessita di aggiornamenti periodici per restituire una fotografia più attuale del territorio.

Anche con alcune associazioni di categoria di Confcommercio abbiamo svolto attività di indagine mirate, con l’obiettivo di accrescere la conoscenza e la consapevolezza sul tema della sostenibilità, evidenziando i vantaggi competitivi e le opportunità che essa può generare per le imprese. Si tratta di un ambito che deve essere sempre più portato all’attenzione delle aziende, affinché venga percepito non solo come un adempimento.

Il territorio sta entrando in una fase in cui la sostenibilità non potrà più essere percepita limitatamente a un tema accessorio.

Guardando al futuro quanto la sostenibilità sarà determinante per la competitività delle imprese?

Guardando al futuro, la sostenibilità sarà determinante per la competitività delle imprese, a condizione che venga interpretata e gestita come una vera strategia aziendale. Proprio come è accaduto in passato con la digitalizzazione e come accadrà con l’intelligenza artificiale, solo le organizzazioni capaci di integrarla in modo efficace nei propri modelli di business potranno trasformarla in un reale vantaggio competitivo.

Le aziende che non integreranno in modo concreto i criteri ESG rischiano di trovarsi in una posizione di svantaggio competitivo, mentre altri operatori avranno già consolidato processi, competenze e reputazione su questi temi. Il rischio non è soltanto “fare meno bene”, ma arrivare tardi in un contesto in cui la sostenibilità sarà ormai uno standard richiesto e non più un elemento distintivo.

In prospettiva, i criteri ESG saranno considerati anche nell’accesso al credito, nelle relazioni con investitori e partner. Banche e istituzioni finanziarie tenderanno a premiare le imprese più strutturate sotto il profilo ambientale, sociale e di governance. Ogni impresa ha tempi, priorità e risorse differenti ma iniziare un percorso oggi significa evitare di trovarsi domani a dover rincorrere un mercato che è già andato avanti.