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Economia e identità: dal Made in Italy al Sense of Italy: numeri, territori e una nuova visione economica

Turismo ed export si alimentano a vicenda: il Trentino è tra le regioni con più imprese «Sense of Italy»

27/02/2026 da Ufficio stampa

Ad Hospitality si è svolto l’incontro promosso da Confcommercio Trentino insieme a Confcommercio nazionale dedicato al tema “Dal Made in Italy al Sense of Italy”. Un confronto che ha proposto una lettura evoluta dell’economia italiana, capace di andare oltre il solo prodotto per valorizzare servizi, turismo, cultura e territori.

Il Sense of Italy è anche il titolo del volume che raccoglie i risultati di un lavoro di ricerca durato diversi anni, nato per offrire una nuova chiave di lettura del posizionamento economico e competitivo dell’Italia. A introdurre i lavori è stato Enzo Bassetti, che ha richiamato proprio il percorso di studio confluito nel libro. Un cambio di prospettiva necessario perché, come ricordato anche dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, “il Made in Italy non può essere letto in modo riduttivo o solo geografico, ma deve raccontare un’idea di bellezza, di stili di vita e di valore diffuso”.

Su questo si è soffermato Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio e curatore del volume. “Il Made in Italy, per come lo utilizziamo oggi, ci sta stretto” ha spiegato, sottolineando come turismo ed esportazioni siano due facce della stessa medaglia. “Le persone vengono in Italia per vivere emozioni e desideri, poi continuano ad acquistare quei prodotti una volta tornate a casa. Turismo ed export si alimentano a vicenda”. I dati presentati mostrano come il saldo economico generato dal Sense of Italy, che unisce beni e servizi rivolti al consumatore finale e bilancia turistica, sia più efficace rispetto alle sole esportazioni manifatturiere. “Non contano solo i volumi esportati, conta il saldo che entra realmente nel Pil” ha evidenziato Bella, ribadendo il ruolo del turismo come principale leva di marketing internazionale per l’Italia.

A rafforzare questa visione è intervenuto Alessandro Rinaldi, vice direttore generale dell’Istituto Tagliacarne, che ha posto l’accento sull’importanza di dare numeri e perimetro a un concetto complesso. “Per contare bisogna contarsi” ha affermato, spiegando il lavoro svolto insieme a Confcommercio per quantificare il Sense of Italy attraverso dati ufficiali e analisi statistiche.

Secondo Rinaldi, il terziario rappresenta circa il 70 per cento della crescita occupazionale degli ultimi trent’anni, mentre il comparto manifatturiero mostra un andamento sostanzialmente stagnante. “Le imprese del Sense of Italy sono circa 600 mila, pari al 13 per cento della base produttiva, ma pesano ancora di più sull’occupazione, con una forte presenza di donne e giovani”.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla dimensione territoriale, considerata uno degli elementi chiave del Sense of Italy. “Il Trentino Alto Adige è una delle regioni con la maggiore incidenza di imprese Sense of Italy” ha ricordato Rinaldi, sottolineando come qui l’integrazione tra turismo, commercio, ristorazione e identità locale sia particolarmente evidente. Un modello che mostra come la capacità di attrarre visitatori non sia un fenomeno isolato, ma un moltiplicatore di valore per l’intero sistema economico. 

Il libro evidenzia inoltre come questa economia sia più resiliente rispetto ad altri comparti, capace di crescere nelle fasi favorevoli e di contenere le perdite nei momenti di crisi. Un aspetto emerso con chiarezza anche nel periodo post pandemico, quando turismo, cultura e servizi hanno contribuito in modo decisivo alla ripresa, compensando le difficoltà di altri settori tradizionali.

Da qui l’invito a ripensare a strumenti, politiche e linguaggio economico. Riconoscere il valore del Sense of Italy significa includere pienamente i servizi nelle strategie di internazionalizzazione e di sostegno alle imprese, superando una visione ancora troppo legata alla sola manifattura. Non si tratta di contrapporre industria e terziario, ma di investire con maggiore consapevolezza nei settori che il mondo associa oggi all’Italia e che generano attrattività, occupazione e valore diffuso.