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Settore orafo-gioielliero, il paradosso dell'oro: prezzi record ma fatturato in calo

La 45ª edizione di OroArezzo fotografa un comparto stretto tra la corsa del metallo prezioso, il rallentamento della domanda globale e le incognite dei dazi americani

11/05/2026 da Ufficio stampa

Il prezzo dell'oro che vola — +44% nel 2025, con un prezzo medio attestato a 4.877 dollari l'oncia nel primo trimestre 2026 — non si traduce automaticamente in buone notizie per chi quell'oro lo lavora e lo vende. È questa la fotografia che emerge dall'incontro promosso dal Club degli Orafi Italia insieme a Intesa Sanpaolo, all'interno della 45ª edizione di OroArezzo (9-12 maggio 2026, Arezzo Fiere e Congressi), la manifestazione internazionale dedicata alla manifattura orafa e gioielliera.

I numeri parlano chiaro. Il fatturato del settore ha chiuso il 2025 con un calo del 5%, invertendo bruscamente una tendenza che aveva visto crescite del 19% nel 2022, del 6% nel 2023 e del 4% nel 2024. Ancora più marcata la contrazione della produzione, scesa del 29%. Nei primi due mesi del 2026 il quadro non migliora: il fatturato del comparto segna un ulteriore -10%.

A pesare è soprattutto il rallentamento della domanda mondiale di gioielli, in calo del 18% nel 2025 e addirittura del 24% nei primi mesi del 2026. Il mercato statunitense — storicamente strategico per il made in Italy — registra una flessione del 44%, un dato che risente anche delle politiche commerciali legate ai dazi.

Sul fronte dell'export, l'Italia ha esportato gioielli in oro per 10,8 miliardi di euro nel 2025, con un calo del 21%. Il dato risente in modo significativo del crollo delle esportazioni verso la Turchia. Al netto di quel mercato, la variazione sarebbe stata positiva (+7,6%), trainata da Svizzera, Hong Kong, Canada ed Emirati Arabi Uniti.

Proprio gli Emirati rappresentano oggi uno snodo decisivo per il comparto: le esportazioni italiane verso quell'area hanno raggiunto 1,3 miliardi di euro (+64% rispetto al 2019), confermando il ruolo della regione non solo come destinazione finale, ma come hub commerciale verso l'Asia. Resta tuttavia l'incognita del conflitto in Iran, che rischia di rallentare i flussi e alimentare ulteriore incertezza.

L'incontro aretino, moderato da Laura Biason, direttrice generale del Club degli Orafi Italia, ha visto gli interventi degli economisti del Research Department di Intesa Sanpaolo: Daniela Corsini sugli effetti delle commodity, Stefania Trenti sull'andamento dell'industria orafa italiana, Sara Giusti sui risultati dell'undicesima indagine congiunturale realizzata tra le imprese del settore.

Andreis (Federpreziosi): «La sfida è trasformare il negozio in una relazione»

A tracciare il quadro del commercio al dettaglio è stato il convegno «Gioiellerie in evoluzione: modelli, mercato e prospettive», che ha visto protagonista il presidente di Federpreziosi Confcommercio Stefano Andreis — imprenditore roveretano alla guida della storica gioielleria San Marco e presidente dell'Associazione Orafi Federpreziosi Trentino prima di assumere nel 2023 la guida nazionale della Federazione.

I dati dell'Osservatorio Federpreziosi Confcommercio 2026, realizzato con Format Research e presentati dal direttore Steven Tranquilli, restituiscono l'immagine di un comparto in profonda trasformazione. Le imprese attive nel commercio al dettaglio di orologi, articoli di gioielleria e argenteria sono oggi 11.842, pari all'1,6% del totale delle imprese del commercio al dettaglio. Il dato, aggiornato ad aprile 2026, registra una contrazione significativa: rispetto al 2024 si contano 782 gioiellerie in meno, equivalenti a circa 65 punti vendita chiusi ogni mese. Il fatturato complessivo del comparto si attesta a circa 7,4 miliardi di euro, di cui il 5,5% generato dalla Toscana (408,5 milioni).

La chiave di lettura emersa dal confronto — cui hanno partecipato anche il vicepresidente vicario Vincenzo Aucella, Elena Spanò e Samuele Dini di Federpreziosi Confcommercio Firenze Arezzo — è quella di un settore che non può più fondarsi esclusivamente sulla competenza tecnica, sulla forza della vetrina e sulla prossimità territoriale. Come sottolineato da Andreis, il valore del gioiello non coincide più soltanto con il contenuto intrinseco del prodotto, ma con la capacità dell'impresa di generare significato attraverso la relazione con il cliente. Il consumatore, in altre parole, non rifiuta il gioiello: chiede però che torni a parlare alla sua identità e al suo modo di vivere il valore.

Una visione che il presidente trentino sta portando avanti anche attraverso un «giro d'Italia» di Federpreziosi — con tappe già realizzate in Puglia e in programma in altri territori — per raccogliere criticità, testimonianze e proposte direttamente dagli operatori, costruendo azioni concrete di rilancio del settore. Al convegno ha partecipato anche l'on. Maurizio Gasparri che ha ascoltato le osservazioni della categoria e del presidente Andreis.