Per generazioni di viaggiatori, il primo incontro con il lago di Garda non è avvenuto lungo le sue rive, ma attraverso un'immagine. Prima ancora di bagnarsi nelle sue acque, i viaggiatori d'Europa lo avevano già visto su un manifesto, desiderato in una cartolina, sognato in una brochure: la straordinaria combinazione di paesaggi alpini e atmosfere mediterranee ha esercitato per secoli un fascino capace di anticipare l'esperienza stessa del luogo.
Da questa intuizione nasce "Visitate il Garda. Grafica e promozione dalla Belle Époque al turismo moderno", la mostra che sarà visitabile fino al 18 ottobre.
Curata da Matteo Rapanà, direttore del MAG, e da Anna Zunino, responsabile dell'Archivio della Pubblicità di Genova, l'esposizione nasce in occasione del centenario dell'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Riva del Garda, oggi Garda Dolomiti, e si fonda su un patrimonio di collezioni recentemente ampliato dal museo attraverso acquisizioni, donazioni e depositi.
Oltre cento oggetti tra manifesti, cartoline e materiali promozionali ricostruiscono come il lago sia diventato documento e memoria di sé stesso, restituendo il rapporto tra sguardo e rappresentazione, tra paesaggio immaginato e paesaggio abitato, tra élite internazionale e turismo di massa. Il manifesto turistico si rivela così un dispositivo culturale di primaria importanza, capace di registrare con precisione i mutamenti del gusto, delle tecniche artistiche e delle infrastrutture di mobilità.
Le sezioni della mostra
Visitate il Garda si articola attraverso diverse sezioni tematiche che guidano il visitatore in un viaggio cronologico attraverso l'immaginario gardesano:
La prima sezione Suggestioni mediterranee tra le Alpi racconta la stagione che precede la Prima guerra mondiale, quando il Garda entra nell'immaginario turistico europeo come un "Mediterraneo del Nord", con i primi manifesti di autori come Elio Ximenes.
La seconda parte, L'ebbrezza della velocità, sposta il focus sugli anni Venti e Quaranta, quando la costruzione della strada Gardesana e l'influenza del Futurismo trasformano il viaggio in un'esperienza di mobilità, velocità e libertà.
Si prosegue poi con Verso il turismo moderno, la sezione dedicata agli anni Trenta, quando il pubblico borghese italiano sostituisce i visitatori nordici e le figure femminili statiche della Belle Époque lasciano spazio a corpi dinamici e sportivi.
L'esposizione trova la sua sintesi narrativa in una sezione dedicata al sistema della comunicazione turistica, dove tipografie come le Officine Chiattone, le Arti Grafiche Wild e Barabino & Graeve emergono come veri mediatori culturali tra committenza, artista e pubblico, insieme ai filmati dell'Istituto Luce che introducono per la prima volta una percezione dinamica del paesaggio.
Dall'inatteso "Mediterraneo del Nord" all'affermazione del turismo moderno, la mostra racconta come il Garda sia diventato una delle mete più riconoscibili d'Europa e come si siano trasformati, insieme a lui, la società, i mezzi di trasporto e i costumi del Novecento.