03/11/2009 
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Cambiare rotta per uscire dalla crisi
Sangalli: «Si intravede la ripresa per il 2010 ma occorre ammodernare il Paese per beneficiare di una crescita stabile e robusta»






Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli

 

Dall’otto al dieci ottobre scorsi, gli stati generali di Confcommercio si sono riuniti, com’è tradizione, per la Conferenza di sistema, quest’anno a Giardini Naxos, vicino Taormina.

Inevitabile tornare sul tema della crisi, dopo che l’edizione dell’anno scorso, a Sorrento, aveva avuto a che fare con le prospettive - per il 2009 - di uno scenario difficile per l’economia italiana. Inevitabile fare i conti con i messaggi contrastanti che, in questo inizio di autunno, vengono rilasciti dai vari opinion leader e dai molti soggetti economici nazionali e internazionali. Da una parte c’è chi interpreta alcuni segnali come indizi di una ripresa che, pur fragile e incerta, è già in atto. Dall’altra c’è invece chi mostra maggiore prudenza, limitandosi a constatare che le imprese sono ancora in affanno, che i consumi sono cresciuti ma il fatturato no, che le banche - nonostante la buona volontà - concedono sempre meno credito alle aziende. A metà c’è chi non sottovaluta le insidie della situazione attuale ma guarda con fiducia ad una ripresa che ancora non c’è ma non pare più così remota: «è vero – ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nella sua relazione d’apertura dei lavori – che, per molti aspetti, il tempo della crisi ed anche quello del dopo-crisi si configurano - per dirla con il Ministro Tremonti - come l’attraversamento di una "terra incognita". Ma, per fortuna, qualche certezza inizia a farsi strada. La crisi sta rallentando, anche se la sua "coda" – tra l’autunno e l’inverno di quest’anno – resta insidiosa, soprattutto per la tenuta dell’occupazione. E si fa così più vicino, nel 2010, il tempo della ripartenza».

«Vi è, tuttavia, – ammonisce Sangali – una questione che occorre avere ben presente e che costituirà il problema fondamentale dei prossimi anni: seppure, nel 2010, si potrà considerare tecnicamente conclusa la fase di recessione, ciò non significherà che potremo beneficiare di uno scenario di crescita stabile e robusta. Al contrario, permarranno, nello scenario globale, incertezze e rischi di ricaduta – in particolare, per le scorie dei titoli tossici ancora presenti nel sistema finanziario – e la crescita sarà complessivamente debole».

«Dobbiamo – è l’esortazione di Sangalli – fare molto, sapendo che possiamo fare molto. Ed il molto che si deve e si può fare attiene esattamente al terreno di scelte politiche, al terreno di riforme necessarie per fare avanzare, nel nostro Paese, crescita, sviluppo e coesione sociale».

Le riforme, infatti, sono state al centro dei lavori, assieme alla crisi e alla ripresa. Perchè senza riforme - questo l’assunto - il Paese non può pensare di affrontare una ripresa che sarà molto lunga e molto difficile e dove, se non cambiano le prospettive, il livello dei consumi pro-capite nel 2011 sarà quello del 2000. Una posizione, questa, molto chiara e condivisa anche da altre organizzazioni imprenditoriali: nell’audizione per la finanziaria Confcommercio ha ribadito la necessità di procedere speditamente verso alcune riforme - fisco, giustizia, lavoro, spesa pubblica per dire delle più urgenti - ormai inderogabili che, se non attuate, rischiano di accentuare sempre più la distanza tra l’Italia e gli altri Paesi europei.


 


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